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Sempre a caccia di artisticità

Renzo Arbore: successi passati e presenti nel nome della fantasia

Artista a tuttotondo, non catalogabile, alle prese con radio, musica, piccolo e grande schermo, Renzo Arbore da quasi sessant’anni contribuisce a rivoluzionare ognuno di questi medium, forte di uno humour originale e mai eccessivo, un’estetica in bilico tra postmodernismo e tradizione e una cultura enciclopedica che abbraccia, con la medesima profondità, rock’n’roll anni Cinquanta e canzone napoletana. Pugliese di nascita ma apolide e distante da ogni confine geografico, questo indomabile ragazzo classe 1937 non pare intenzionato a bearsi nelle celebrazioni di una carriera oggettivamente irripetibile.

Il suo ritorno sul piccolo schermo dello scorso giugno con “Strimizitic Show” è stato acclamato da pubblico e critica come un evento mediatico, il suo canale web renzoarborechannel.tv attira ogni giorno circa 100.000 visualizzazioni, mentre in ambito concertistico si preparano i festeggiamenti 2021 per i 30 anni della Renzo Arbore & L’orchestra Italiana.

Quali sono le motivazioni che la tirano giù dal letto?
“Le mie passioni. La notte, per addormentarmi sereno, penso a cosa potrò fare di curioso e alternativo l’indomani. E il giorno seguente, può scommetterci, sono sopraffatto dalle mie passioni, si tratti di arte, collezionismo, musica, la lettura di un buon libro o un buon giornale, il tutto come se avessi un lungo futuro davanti a me... ma poi tocca fare i conti con i dottori”.

Lo show business può ancora far emergere personaggi di assoluta originalità?
“Allo stato attuale lo show business segue eccessivamente il mercato, un fatto preoccupante per chi, come me, ‘da grande’ vorrebbe fare l’artista. Non essendo mai stato comunista non ho nulla contro il mercato ma ho il sospetto che le sue leggi siano prevalse sulla motivazione artistica”.

Cosa abbiamo smarrito?

“Pare che per fare spettacolo con successo si debba usare sempre una gag, una rissa, un espediente in più. E cos’è un espediente? Una trovata per vendere di più. Ecco oggi il business è zeppo di espedienti. Quello di cui è carente semmai è l’artisticità. Pensi alla stagione del secondo dopoguerra, con l’affermarsi di registi quali De Sica, Fellini, Antonioni, sommi inventori di storie fuori ordinanza. Pur riconoscendo la bravura di tanti professionisti ora non è il momento dei sommi inventori ma, semmai, degli epigoni”.

Il lockdown ha cambiato il nostro modo di approcciarci alla vita o siamo tornati com’eravamo prima?
“No, abbiamo riflettuto e, accanto alle tragedie viste o sperimentate, abbiamo imparato a comportarci e rispettare le regole, cosa che prima nella nostra spensieratezza non facevamo. Se non altro ci è servito per riscoprire il territorio: costretti a stare in casa abbiamo rivalutato le nostre città, i loro monumenti millenari, i musei, i panorami, la cultura”.

Come spiega il successo di renzoarborechannel.tv?
“Quando mi cimento in una nuova impresa faccio tesoro dei miei studi in giurisprudenza chiedendomi: qual è la ragione sociale? Ho compreso che anche le generazioni meno giovani hanno bisogno di scoprire il web e ho adoperato gli strumenti della musica e del sorriso. Un’anticipazione per voi: ho pronto un nuovo programma per il canale, “Qui rido io”, dove mostrerò una selezione di sketch televisivi e cinematografici per spiegare quali siano le risate fondamentali, da quelle innocenti di Franchi-Ingrassia alle sofisticatezze di Achille Campanile”.

Questi sessant’anni tra radio, tv, musi- ca e cinema cosa le hanno insegnato?

“Mi hanno sprovincializzato. Quando ho cominciato, avevo il complesso di essere un provinciale che viveva di chiacchiere al bar della piazza. Ho pensato fosse mio compito sprovincializzarmi e con me anche i telespettatori e così ho fatto il pro- gramma ‘L’altra domenica’. Era il 1976”.

I sogni nel cassetto

“Sogni nel cassetto? In primis far dichiarare Patrimonio dell’Unesco la canzone napoletana e magari, successivamente, anche la canzone italiana.
E poi far finalmente conciliare tra loro il web e la televisione generalista.
Il mio rammarico in questi giorni infatti è che la mia generazione non usi la rete per fruire di intrattenimento, informazione, cultura. Nel web abbiamo un autentico dono della provvidenza che ci permette, con un semplice ‘clic’, di vedere, per esempio, il primo prototipo di una Ferrari... E noi non ne approfittiamo? Voglio convincere gli altri ‘adulti inoltrati’ a scoprire la facilità di utilizzo ma soprattutto i tesori che la rete ospita”.

- Filippo Bordignon -

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