Dichiaro di aver letto ed accettato l'informativa sulla privacy. (Leggi l'informativa)
In evidenza

Home > In evidenza > Il living del futuro: spazio e sostenibilità

Il living del futuro: spazio e sostenibilità

L’architetto Massimo Iosa Ghini delinea le evoluzioni in atto, il senso della contaminazione tra architettura e design e il futuro della professione

Un nome internazionale, 35 anni di lavoro e moltissimi riconoscimenti alle spalle, davanti a sè ancora un’intensa progettualità. E non potrebbe che essere così per l’architetto Massimo Ghini, che nel futuro del proprio mestiere vede la capacità “di accompagnare la visione generale della società con la nostra ‘téchne’, in grado di realizzare le cose e al tempo stesso non perdere mai la personale visione, fatta di nuove idee”.

Architetto Iosa Ghini, qual è l’interpretazione del living che oggi meglio risponde alle trasformazioni socio-culturali in atto? “Credo che l’elemento principale sia la ricerca di spazio e sostenibilità, insieme a un rapporto bilanciato con la natura. Avremo case più grandi con spazi dedicati all’outdoor, sistemi aeraulici più sofisticati e produzioni di energia da fonti naturali. Crescerà il verde all’interno. Lo smart working comporterà la necessità di un ampliamento delle abitazioni per consentire spazi separati. Negli anni si è sempre ridotta la altezza degli interni. I rinascimentali ci avevano insegnato ad abbondare e credo che ci sarà un ripensamento in questo senso. I soffitti saranno alzati con un ritorno del doppio volume che dà una maggiore luminosità per una effettiva igienizzazione naturale”.

Tra architetto e designer c’è una sempre maggiore contaminazione. Perchè?
“Mi pare naturale che quando si fa un progetto sia necessaria una visione complessiva che da un prodotto più vicino a chi lo deve utilizzare, più umano. Mettere insieme design e architettura nella nostra cultura significa semplicemente fare un progetto completo a tutto tondo. Migliora il risultato”. 

Il “New Classic” è una delle sue cifre distintive. Cosa consente a tale stile di attraversare il tempo senza esserne intaccato? “Il New Classic - che non è uno stile ma è un afflato, un tendere a disegnare e a pensare oggetti duraturi e architetture senza tempo - è un’ambizione. È un tentativo di concepire spazi, architetture e oggetti pensati per il lungo periodo. 

È una necessità che ci viene sia dall’aspetto ecologico sia dalla volontà di creare luoghi in cui ciò che dura ed è di qualità non inquina, in cui il benessere sia anche contemplazione del bello e del ben fatto”.

Interior design: qual è lo spazio vendita che oggi riesce ad attrarre clienti sottraendoli all’e-commerce? “I luoghi post covid devono dimostrare che ha un senso frequentarli. Ci deve essere una ragione per portare il proprio corpo materiale lì. Il negozio è uno di quegli spazi dove si deve ricreare questa ragione o necessità. Penso che ognuno ami la convivialità, lo scambio di opinioni, la possibilità di comprendere anche la materialità di un oggetto e di un servizio. Recentemente abbiamo progettato per Bat - British American Tobacco Italia uno spazio che principalmente spiega il prodotto. È composto da una gradonata inclusiva dove si può riposare, lavorare o anche chiacchierare o bere una cosa. I luoghi in cui ci si sente accolti saranno sempre raggiunti e frequentati”.

Ha una storia di successo e di moltissimi riconoscimenti. Tuttavia, con quale ulteriore sfida le piacerebbe misurarsi? “In 35 anni di lavoro ho visto luoghi belli e confortevoli, pieni di energia creativa, e ho cercato di trasportare queste qualità nei luoghi dove non c’era. Negli ultimi anni ho lavorato molto sulla abitazione, sia in architettura sia nell’interior, come nel Design Club di cui abbiamo realizzato un primo prototipo a Bologna con 35 appartamenti, ricchi di pezzi di design storico e di qualità accessibile. Mi piace fare qualità architettonica e di design anche quando i budget sono sfidanti”.

L’architetto del futuro? “Nelle nostre radici troviamo la risposta alla nostra metamorfosi futura, in una attività di progetto che in fondo non sarà così diversa da quella che delineò Vitruvio, ma magari in un office web group con Bim e con la real- tà virtuale”.

- Antonella Lanfrit -

Condividi su:

ARTICOLI SIMILI

La bellezza che rivive

Far riemergere l’anima di chiese, edifici, dipinti: percorso e traguardi di Leonardo Gatti Restauro

LEGGI L'ARTICOLO
Design e sostenibilità: la sfida vincente nel mondo

Paolo e Carlo Colombo nel 2012 hanno creato lo studio di architettura A++

LEGGI L'ARTICOLO
Un’arte che è ambasciatrice di un grande made in Italy

Assorestauro da 15 anni promuove l’internazionalizzazione delle imprese per il restauro architettonico, artistico e urbano

LEGGI L'ARTICOLO
Oltre le emozioni, i gioielli

Gismondi 1754 e l’idea di gioielleria tailor made accessibile a tutti. L’artigianalità italiana incontra ed esalta l’armonia delle creazioni votate al bello

LEGGI L'ARTICOLO

UNA COMUNICAZIONE INTEGRATA
PER LA VALORIZZAZIONE DELLO STILE,
DEL DESIGN E DEL MADE IN ITALY

Stil’è “L’arte di vivere il bello” è un’eccezionale vetrina per tutti coloro che desiderano fare pubblicità su un magazine d’arte, design e interior design, moda e cultura e raggiungere un target di lettori di prestigio. La rivista rappresenta un sistema di comunicazione integrata, mirata e personalizzata, capace di fornire risposte “su misura” alle istanze più dettagliate per la promozione dei prodotti made in Italy.

© 2020 Publiscoop Group | Privacy policy | Cookies policy | Design by Kreativa srl