LLOYD’S REGISTER, CERTIFICAZIONI E CONSULENZE PER ENERGY, FOOD E AMBIENTE

Apr 18 • Innovazione e tecnologia, Rubriche • 450 Views • Nessun commento su LLOYD’S REGISTER, CERTIFICAZIONI E CONSULENZE PER ENERGY, FOOD E AMBIENTE

Così “avanti” da operare in settori ancora da normare

“Lavoriamo per un mondo più sicuro” e “aiutiamo a gestire il rischio tecnico, risolvendo le incertezze di chi ci contatta, aziende, fornitori, utenti finali”. È questa, in estrema sintesi, la natura della mission di Lloyd’s Register: società che ha le sue origini in Gran Bretagna nel lontano 1790 e che oggi opera come certificatore, consulente e formatore nei settori marino, industriale (Energy) e dei sistemi di gestione, comprese le certificazioni qualità, ambiente e sicurezza, le certificazioni per il food&beverage e le certificazioni di sostenibilità. Lloyd’s Register opera in 83 Paesi con 8.500 unità di personale, 63mila clienti e un fatturato che nel 2015 ha raggiunto un miliardo di sterline. Gli utili sono in parte reinvestiti nella società: in parte finanziano alcune università inglesi e in parte vanno in beneficienza. “Una strategia possibile poiché all’origine della società c’è la Fondazione omonima”, sottolinea Sebastian Buca, presidente per i settori ispezioni e commerciale dell’intero Gruppo. Riconosciuto come ente di certificazione dall’UKAS, l’ente di accreditamento inglese, Lloyd’s Register ha un raggio d’azione vastissimo. I tre settori aziendali, infatti, comprendono un lunghissimo elenco di contesti, impianti, prodotti, processi in cui la società con i suoi tecnici e laboratori agisce. Le competenze richieste sono molto elevate e addirittura Lloyd’s Register contribuisce a redigere le Linee guida per i criteri di certificazione riguardanti prodotti o soluzioni innovative, per i quali non c’è ancora una normativa specifica. Un know-how che deriva dalla lunga e vasta esperienza, dagli studi e dalla ricerca che la società sviluppa in autonomia nei suoi due centri dedicati. “A Singapore – spiega Buca – il centro GTC – Global Technology Centre è dedicato al settore energy del Gruppo, con ricerche che esplorano tutti i nuovi sistemi e le tecnologie legate ai big data, alla nanotecnologia, alle stampanti 3D e al settore industriale in generale. A Southampton c’è invece il centro di ricerca per il settore marino e sottomarino”. La divisione industriale ha assunto la denominazione di Energy per la particolare specializzazione nella certificazione e nella consulenza riguardo prodotti strategici, soprattutto per il settore oil&gas e power, quelli cioè dalla cui non corretta funzionalità possono derivare rischi severi. “Sono – sottolinea Buca – i componenti considerati critici”. In Italia Lloyd’s Register è attiva in tutti i tre settori della società. Oggi sono in 38 con un fatturato di 9,3 millioni. Quattro anni fa, all’arrivo di Buca, erano in 12 con 5,2 milioni e il settore Energy in Italia oggi raggiunge il miglior margine dopo quello sul mercato inglese. Buca ha iniziato in Lloyd’s Register come country manager del settore Energy per l’Italia nel 2012 per poi diventare responsabile del South Europe e, dall’1 gennaio di quest’anno, ha assunto il ruolo attuale. Prima di giungere alla certificazione di componenti considerati critici la verifica avviene sull’intera filiera: dall’analisi della progettazione fino ai test e al controllo della corrispondenza con le norme. Lloyd’s Register può certificare l’azienda produttrice, essere interlocutore degli installatori (solitamente gli EPC – Engineering Procurement Contractor) o anche dell’utilizzatore finale. “Possono certificare anche tutto l’impianto – sottolinea Buca – e occuparci delle verifiche periodiche, nel qual caso si prepara un programma di manutenzione”. La dotazione di laboratorio e tecnologica di Lloyd’s Register è massiccia e, soprattutto, all’avanguardia. Gli impianti così possono essere monitorati a distanza, perché vi sono applicati sensori che “dialogano” con un software il quale evidenzia in tempo reale lo stato di usura e di affidabilità di ogni componente. Impegnata nel presente, la società con i suoi centri di ricerca guarda molto al futuro e all’evoluzione delle certificazioni. “Sempre più – nota Buca – si passa dalla certificazione del prodotto a quella del processo. Un esempio? Con la stampante 3D un tecnico che sta lavorando su una piattaforma molto lontana può produrre un bullone che si è rotto. Noi non certificheremo il bullone, ma tutto il processo che ha portato a realizzarlo, compresa l’adeguatezza dei materiali, e che perciò è in grado di dare un prodotto affidabile”.

 

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