Know
how e ricerca per Romeo Gestioni

Dic 3 • in evidenza • 1495 Views • Nessun commento su Know-how e ricerca per Romeo Gestioni

Progetti innovativi e tecnologia per città e territorio.

 

Solo così il facility management può diventare volano di sviluppo  “Il rilancio economico? Lo sviluppo? La ripresa della domanda interna? In un Paese che non produce più nemmeno le lavatrici, la grande risorsa da esplorare e sollecitare è il mercato dei servizi. E dunque anche per Il facility management è il momento di esprimere innovazione e capacità di strutturare circuiti economici virtuosi. Mi sembra di capire che l’Esecutivo di Renzi stia ragionando in questi termini, come pure vedo che si stanno aprendo nuovi orizzonti, per esempio sul fronte dell’Energia e dei Poli Museali, ma bisogna stringere i tempi e avviare percorsi strategici di medio periodo. È un mercato che complessivamente – tenendo come riferimento la valorizzazione del territorio urbano nel suo complesso – può valere 15 miliardi di euro, e non possiamo lasciarlo ai player stranieri. Qui in Italia ci sono capacità e risorse, a partire da noi che siamo leader europei del settore. Ma, ripeto, servono linee e strategie di sistema che ancora non sono state messe a punto a dovere”. Alfredo Romeo – leader del Gruppo omonimo che cura servizi di facility per oltre 50 milioni di metri quadrati di proprietà pubblica e privata – non ha remore a suggerire la sua ricetta per lo sviluppo del facility management, partendo da un postulato di base: “il ruolo strategico di aziende di servizi come le mie, che operano a supporto del pubblico, è quello di soddisfare i bisogni del cittadino con elevati standard qualitativi, all’interno di processi economici autofinanziati o che, comunque, ottimizzano le limitate risorse pubbliche, che possono essere garantiti, però, solo con innovazione continua e un efficiente e specializzato approccio professionale privato”. “Un tale schema però – continua Romeo – che è garante di parte importante della qualità della vita della collettività, per essere compiutamente sviluppato necessita di una ‘vision strategica complessiva dei problemi’ che oggi sembra del tutto mancare alla politica, soprattutto a livello locale dove spesso non è più in grado di ‘fare’, ‘scegliere’, perseguire in tempi certi risultati concretamente misurabili dalle persone, nel rispetto di criteri di efficienza e sussidiarietà ormai imprescindibili”. “Vuole un esempio? – continua Romeo – Che cosa sarebbe stato il principio del ‘Global Service’ senza la criminalizzazione ottusa che se ne è fatta? Rispondo in totale convinzione di imprenditore e di cittadino: sarebbe stato un metodo, condiviso e trasparente, per gestire i problemi strutturali di una città (non necessariamente Napoli) con l’obiettivo di creare ‘normalità vivibile’. Semplicemente strade senza buche, multe incassate e dunque soldi per manutenere anche giardini con alberi infradiciati e palazzi con i cornicioni pericolanti, e riqualificazione urbana, risanamento ambientale, energetico etc. In parole povere: servizi al cittadino”. Ma che cosa può fare il facility management per dare un contributo alla creazione di un nuovo modello di città? “Il facility management può e deve fare moltissimo. Negli ultimi anni abbiamo visto amministratori locali che si mostrano attivi nel proporre progetti atti a migliorare la città con un utilizzo sostenibile delle risorse – risponde Diego Romeo, direttore dell’area FM del Gruppo: un gigante che fattura 200 milioni – . Però io credo davvero ci debba essere un’inversione di tendenza. Il mondo del facility management deve diventare più attivo in questo settore e proporre prototipi e progetti ai Comuni, ribaltando la questione e creando attraverso queste iniziative ‘nuovi bisogni’. Non possiamo aspettare solo che sia la lenta evoluzione della società a proporci delle sfide cui poi reagire, come può essere ad esempio l’invecchiamento della popolazione. Credo che debba entrare in gioco anche la capacità d’impresa delle società di FM e che questa porti a proporre alle amministrazioni comunali un nuovo linguaggio e una nuova interpretazione della realtà. Su questo fronte noi abbiamo elaborato un sistema di implementazione nell’ambito della nostra information tecnology che abbiamo chiamato ‘F@acile’ per trasformare il software in tecnologia. E siamo arrivati anche all’applicazioen di droni, per fare un esempio, al controllo di qualità dei servizi out-door e in-door, o alla verifica delle termodispersioni, con riduzioni di costi e miglioramento della qualità che va oltre ogni aspettativa”. Una corsa al futuro, insomma “La specificità del FM – continua il manager – in fondo è proprio quella di sapere anticipare i bisogni futuri di un’organizzazione e di riuscire a trovare una nuova chiave di lettura nei processi quotidiani per renderli più efficaci. Lo stesso va fatto con le città, piccole o grandi che siano. Le società di FM – conclude Diego Romeo – devono fare il primo passo, analizzare la realtà dei singoli Comuni, aiutarli a individuare le loro reali esigenze e proporre quindi nuovi progetti e prototipi su misura. In conclusione non esistono perciò soluzioni buone per tutti. Né le aziende, né a maggior ragione per organismi complessi quali sono le città e i quartieri. E dunque non dobbiamo lasciare gli amministratori comunali da soli nell’impresa di trattare questa complessità, che tra l’altro è il pane quotidiano di chi si occupa di facility management”.

ROMEO GESTIONI

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